trasfigurazione

Sento il vento che mi chiama, e io non posso rispondere. Che succede là fuori? Queste quattro mura mi soffocano, eppure la voglia di scappare non è tanto forte. Solo il silenzio, fedele compagno di insonni notti. Ricercare l’origine, questo è lo scopo, ma da cosa iniziare? Non ricordo il modo in cui sono finita qui. Oppressione, frustrazione, risentimento, non riesco a mettere ordine ai pensieri. Forse troverò un’uscita, o magari la voglia di uscire. Fuori il vento soffia più forte, sempre più forte, ma non riesce a destarmi da tale torpore. Ecco da cosa iniziare! Ciò che è presente in questa stanza può essere fonte di nuova scoperta. Una lampada a gas, molto vicina alla sua morte; un tavolino basso e un cuscino scarnificato; una feritoia come finestra; e poi il re: il Silenzio. Questo mi porta a niente di nuovo, anzi mi porta a sempre più domande, che non troveranno risposta. Sensazione di sconforto estenuante. Provo ad affacciarmi alla finestra per scorgere qualcosa di utile, ma la luce, come una lama, mi ferisce gli occhi, violentati da troppo buio. Ancora niente di nuovo. Sento le tempie pulsare, e il tempo scorre lento, troppo lento. La vita (ho qualche dubbio sull’utilizzo di questa parola) qui è monotona, sempre lo stesso ambiente, sempre lo stesso buio. Anche le cose che sono convinta di vedere attorno a me, sono reali? Non so, ho molti dubbi su quello che mi accade. Sento il vuoto attorno, niente di più, o molto di più? Ormai penso siano falsate anche le sensazioni relative al mio corpo. Trasformazione, trasfigurazione, sogno, niente ha più senso compiuto, solo la mente può vagare in lidi sconfinati e tenermi legata a rimembranze terrene. Tutto cambia, la staticità non è contemplata in questo vecchio mondo, ma allora perchè sembro, e sono, l’emblema della staticità? Tutto scorre, ma allora perchè io mi sento come la roccia immobile tra le acque agitate e veloci di un fiume? Le cose non tornano e non so spigare questo odore stantio attorno a me. Dopo ore di incessante ed estenuante monologo sento le palpebre farsi pesanti. Una sensazione di abbandono si impadronisce del mio corpo. Ora solo buio, anche questo è statico. Luci, ombre, lampi: attività onirica affievolisce le mie forze. Al risveglio qualcosa è cambiato, il buio non è più pesto, c’è uno spiraglio di luce. Sembra tutto così irreale, eppure non perdo le speranze. Con le mani cerco di allargare il buco da cui filtra quella labile luce, con stupore mi accorgo che la fessura si allarga. Sempre più luce. Un fascio di trascendenza mi stordisce. Il circolo si è chiuso. La sofferenza è finita. Sento il vento sulla pelle e riesco a far sbattere le ali, veloci, compulsive. Mi avvio al mio ultimo giorno di vita, ma la libertà lo farà sembrare un secolo.


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